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Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Aperto il 1° gennaio 2008 dal metalmeccanico in pensione Carlo Soricelli per ricordare i sette lavoratori della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima bruciati vivi.

La storia. Poco dopo l’una di notte del 6 dicembre, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118, i feriti vengono trasferiti in ospedale. Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiamava Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno tra atroci sofferenze a causa dall’olio bollente che ne aveva devastati i corpi: si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.

L’Osservatorio ha registrate le morti sui luoghi di lavoro di tutti i lavoratori morti dal 1° gennaio 2008

Grazie agli innumerevoli visitatori del sito che ogni giorno lo visitano a centinaia, a volte a migliaia. Tantissimi anche dall’estero: soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Germania. Ma non mancano neppure visitatori dalla Francia e dall’Inghilterra. Tantissimi lavoratori morti per infortuni in Italia sono romeni e arabi, per questo motivo lo presentiamo anche nelle loro lingue se cercano le morti sul lavoro dei loro connazionali-

Oltre un milione di persone hanno vistato l’Osservatorio in questi dieci anni. Vi ringraziamo per la vostra sensibilità per queste tragedie dell’indifferenza.

Independent Observatory of Bologna deaths at work in Italy

Décès d’Observatoire indépendant de Bologne au travail en Italie

Unabhängige Beobachtungsstelle von Bologna Todesfälle bei der Arbeit

Observator independent de Bologna decese la locul de muncă

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morti 2017

Oggi 20 ottobre i morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono diventati 539

Con i morti con mezzo di trasporto, comprensivo dell’itinere di superano i 1100

Sono 117 i morti schiacciati dal trattore dall’inizio dell’anno

Morti nelle Regioni e Province italiane nel 2017 per ordine decrescente a oggi 14 ottobre, sono esclusi dalle province i morti sulle autostrade e all’estero.

N.B i morti segnalati nelle Regioni sono solo quelli sui LUOGHI DI LAVORO. Con le morti sulle strade e in itinere gli infortuni mortali In questo momento sono stati superati con i morti col mezzo di trasporto oltre 1100 lavoratori complessivi.

LOMBARDIA 53 Milano (10), Bergamo (8), Brescia (7), Como (1), Cremona (1), Lecco (5), Lodi (2), Mantova (3), Monza Brianza (4), Pavia (5), Sondrio (5), Varese (2). VENETO 52 Venezia (5), Belluno (2), Padova (5), Rovigo (7), Treviso (11), Verona (12), Vicenza (10). CAMPANIA 40 Napoli (15), Avellino (6), Benevento (3), Caserta (8), Salerno (8). ABRUZZO 38 L'Aquila (9), Chieti (9), Pescara (12) Teramo (8) EMILIA ROMAGNA 35 Bologna (3). Forlì-Cesena (4), Ferrara (4), Modena (5), Parma (5), Piacenza (3), Ravenna (7), Reggio Emilia (4), Rimini (). PIEMONTE 32 Torino (9), Alessandria (2), Asti (3), Biella (2), Cuneo (11), Novara (1), Verbano-Cusio-Ossola (1) Vercelli (4) SICILIA 32 Palermo (5), Agrigento (8), Caltanissetta (), Catania (3), Enna (2), Messina (1), Ragusa (5), Siracusa (1), Trapani (7). TOSCANA 28 Firenze (4), Arezzo (), Grosseto (5), Livorno (3), Lucca (2), Massa Carrara (1), Pisa (6), Pistoia (3), Siena (1) Prato (3). LAZIO 26 Roma (7), Viterbo (7) Frosinone (5) Latina (7) Rieti (). PUGLIA 25 Bari (4), BAT (1), Brindisi (5), Foggia (5), Lecce (7) Taranto (1) CALABRIA 20 Catanzaro (2), Cosenza (9), Crotone (2), Reggio Calabria (4) Vibo Valentia (3) MARCHE 13 Ancona (2), Macerata (1), Fermo (1), Pesaro-Urbino (6), Ascoli Piceno (3). UMBRIA 13 Perugia (10) Terni (3). LIGURIA 12 Genova (4), Imperia (2), La Spezia (1), Savona (5). SARDEGNA 12 Cagliari (4), Carbonia-Iglesias (), Medio Campidano (), Nuoro (), Ogliastra (), Olbia-Tempio (), Oristano (3), Sassari (5). Sulcis inglesiente (1) TRENTINO ALTO ADIGE 9 Trento (3), Bolzano (6). FRIULI VENEZIA GIULIA 8 Trieste (2), Gorizia (1), Pordenone (), Udine (5). Molise 7 Campobasso (4), Isernia (3) BASILICATA 3 Potenza (1) Matera (2) VALLE D’AOSTA ()

I morti sulle autostrade e all’estero non sono a carico delle province

Molte delle vittime del terremoto in Emilia erano lavoratori rimasti schiacciati per il crollo dei capannoni. Lo stesso terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche ha evidenziato che i capannoni industriali in Italia sono per la maggior parte a rischio sismico. E’ un miracolo che non ci siano stati morti nella cartiera a Pioraco di Macerata. Il tetto è crollato nel cambio turno, nella fabbrica stavano lavorando solo 20 persone che sono riuscite a scappare. L’intero tetto della sala macchine è crollato. In questa fabbrica ci lavorano complessivamente 146 lavoratori e se fossero stati tutti all’interno ci sarebbe stata una strage. E’ un miracolo, come nel terremoto in Emilia che pur provocando vittime tra i lavoratori è capitato di notte e in orari dove nelle fabbriche ci lavoravano pochissime persone. La maggioranza dei capannoni industriali in Italia sono stati costruiti in anni dove non si teneva in nessun conto del rischio sismico. Tantissimi di questi capannoni hanno le travi SOLO appoggiate sulle colonne e nel caso di terremoti possono muoversi dall’appoggio e crollare.

Se non si comincia a farli mettere in sicurezza è a rischio la vita di chi ci lavora sotto, e parliamo di milioni di lavoratori. Del resto con incentivi e detassazioni si potrebbero mettere tutti in sicurezza con una spesa non eccessivamente alta.

Report morti sul lavoro nell’intero 2016

Nel 2016 sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro e oltre 1400 se si considerano i morti sulle strade e in itinere (stima minima per l’impossibilità di conteggiare i morti sulle strade delle partite iva individuali e dei morti in nero), e di altre innumerevoli posizioni lavorative, ricordando che solo una parte degli oltre 6 milioni di Partite Iva individuali sono assicurate all’INAIL. L’unico parametro valido per confrontare i dati dell’INAIL e di chi li utilizza per fare analisi, e dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sono i morti per infortuni INAIL SENZA MEZZO DI TRASPORTO, e confrontare quanti ne registra in più l’Osservatorio. Si ha così il numero reale delle morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO IN ITALIA e non solo degli assicurati INAIL.

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Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente d Bologna morti sul lavoro, attivo dal 1° gennaio 2008 http://cadutisullavoro.blogspot.it

Report morti sul lavoro nei primi 9 mesi del 2017.

Dall’inizio dell’anno Al 30 settembre 2017 sono morti sui luoghi di lavoro e senza mezzo di trasporto 508 lavoratori. Erano lo stesso giorno del 2016 491 + 3,3. Erano lo stesso giorno del 2008 anno di apertura dell’Osservatorio 462 + 9,1%. ATTENZIONE, queste non sono denunce, ma lavoratori morti per infortunio sui LUOGHI DI LAVORO quelli dell’Osservatorio sono morti sui LUOGHI DI LAVORO VERI, tutti registrati per giorno della tragedia, provincia, generalità delle vittime, età, sesso, professione e nazionalità. Come potete leggere le morti sul lavoro non sono mai calate da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto questo Osservatorio, che non ha nessun interesse da difendere, contrariamente ad altri, solo quello di far venire finalmente allo scoperto le vere dimensioni del fenomeno che è molto più esteso e preoccupante di quello percepito dagli italiani.

Se ai morti sui luoghi di lavoro, cioè senza mezzo di trasporto si aggiungono i morti sulle strade e in itinere si superano i 1070 morti

Se uno guarda superficialmente i dati dei morti sul lavoro si entra in uno stato confusionale. Sono reali quelli dell'Osservatorio o quelli dell'INAIL? A prima vista sembrano di più quelli dell'INAIL, ma occorre ricordare che quelle diffuse dall'INAIL sono denunce e non riconoscimento delle morti che questo istituto dello Stato analizzerà in secondo. Dopo diversi mesi dell'anno successive l’INAIL diffonde il numero di morti per infortuni riconosciuti come tali, sono mediamente il 30% in meno ogni anno. Resuscitano? No, è che tante di queste morti sono in itinere o di non assicurati all'INAIL, o in nero, oppure di non loro pertinenza. Oppure di agricoltori schiacciati dal trattore che sono ben 117 dall'inizio dell'anno e 515 da quando abbiamo come Ministro delle Politiche Agricole Martina. E questa la vera emergenza di cui nessuno si occupa. Un morto su 5 sui LUOGHI DI LAVORO se si sommano tutte le categorie, è provocata dal trattore. Comunque se si guardano i dati complessivi comparati, quelli diffusi dall’INAIL, sono ovviamente molto meno delle morti di questo Osservatorio che monitora tutti i morti sui LUOGHI DI LAVORO da ben dieci anni, indipendentemente dal lavoro svolto o dall’assicurazione di riferimento. Se si confrontano con quelli dell'INAIL occorre sempre ricordare che nelle denunce pervenute all'INAIL ci sono anche i morti sulle strade e in itinere che sono ogni anno dal 50 al 55% di tutte le morti sul lavoro.

Se si vuole fare una comparazione vera occorre confrontare i morti senza mezzi di trasporto dell’INAIL con quelli sui LUOGHI DI LAVORO dell’Osservatorio.

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

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L’anno scorso in Europa sono stati 10.000 i lavoratori morti mentre andavano o tornavano dal lavoro (indagine europea). Tantissime le donne sovraccaricate sul posto di lavoro, oltre che dal carico famigliare e dai lavori domestici. Quando in itinere sono alla guida di un automobile hanno spesso incidenti anche mortali. Molti infortuni poi non vengono riconosciuti come tali a causa della normativa specifica dell’itinere. E quando andate a vedere ogni anno le denunce per infortuni pervenute all’INAIL vi accorgete che poi successivamente non vengono riconosciute come morti sul lavoro mediamente il 30/40% delle denunce per infortuni mortali. Occorre ricordare che anche quest’anno, come i precedenti, che un lavoratore su cinque muore schiacciato dal trattore che guida. Ma con questa casta parlamentare, nessuno escluso, parlare della vita di chi lavora e come parlare di niente. Le percentuali delle morti nelle varie categorie sono sempre quelle tutti gli anni. L’agricoltura ha sempre più del 30% delle morti sul totale, segue l’edilizia che supera ogni anno il 20%. Poi l’industria e l’autotrasporto che si contendono sempre il terzo e quarto posto in questa triste classifica. Ma queste due categorie sono sempre sotto il 10%, nonostante milioni di addetti e questo, per fortuna, abbiamo ancora sindacati che esercitano controlli sulla Sicurezza. Gli stranieri morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono in questo momento il 10% sul totale. E’ spaventoso pensare che i nostri giovani non trovano lavoro e si è innalzata l’età per andare in pensione di molti anni anche a chi svolge lavori pericolosi. Anche quest’anno il 31% dei morti sui LUOGHI DI LAVORO ha dai 61 anni in su.

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Le morti verdi provocate dal trattore

Strage continua, sono già 115 dall’inizio dell’anno gli agricoltori morti schiacciati dal trattore. A questi occorre aggiungere tanti altri che sono morti perché trasportati a bordo (anche bambini) o per le strade a causa di incidenti provocati da questo mezzo. Da quando nel 2014 si insediò il Governo Renzi, poi Gentiloni abbiamo come ministro delle Politiche Agricole Martina, sono morti in modo così atroce ben 515 guidatori di questo mezzo mortale. Anche quest’anno oltre il 20% dei morti per infortuni su di tutte le categorie sono provocate da questo mezzo. ASSURDO che la politica non se ne occupi. ASSURDO tra l’altro che il Parlamento pochi mesi fa ha rinviata per l’ennesima volta la legge europea che obbliga chi giuda questo sterminatore di agricoltori a sottoporsi a un esame che ne verifichi l’idoneità alla guida. Una legge del 2002. Occorrerebbe (ma lo scriviamo da tanti anni senza nessun risultato) che chi ci governa faccia una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. E chi di dovere metta a disposizione forti incentivi per mettere in sicurezza i vecchi trattori.

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Morti bianche opera di carlo soricelli

Morti bianche opera di carlo soricelli
Morti bianche opera di carlo soricelli

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli
Santo Della Volpe con Carlo Soricelli. Abbiamo deciso di dedicare questo osservatorio indipendente anche al grande giornalista Santo Della Volpe scomparso da poco. Da quando è aperto, abbiamo constatato quanto ha fatto per far comprendere agli italiani le vere dimensioni delle tragedie degli infortuni sul lavoro, del dramma dei familiari che hanno perso così tragicamente un loro Caro, delle morti provocate dall’amianto e di tutte le problematiche del mondo del lavoro. Grazie Santo

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli brevi cenni biografici

Tecnico metalmeccanico in pensione. Ha aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro il 1° gennaio 2008 pochi giorni dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino, dopo aver visto che non era possibile trovare sul Web notizie in tempo reale sulle morti sul lavoro. Considera l’attività di volontario dell’Osservatorio come una naturale evoluzione della sua attività di artista

E’ pittore-scultore da oltre quarant’anni, Ha sempre creato opere a contenuto sociale.. Ha esposto con personali con Antonio Ligabue e Cesare Zavattini e ha all’attivo oltre settanta mostre, è presente con opere in diversi musei.

Ha creato per primo al mondo, da vent’anni la “pittura pranica”, la pittura che interagisce con l’osservatore e che “guarisce” numerose patologie, soprattutto dolorose. Ha creato il “Rifiutismo” corrente pittorica dove gli oggetti che l’uomo considera rifiuti assumono una dimensione senza tempo. Ha scritto sei libri.

Qui sotto i siti di Soricelli

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giovedì 19 ottobre 2017

Sta finendo in prescrizione il processo che riguarda Giovanni Di Lorenzo morto per infortunio sul lavoro 10 anni fa. Quasi tutte le morti di lavoratori finiscono senza nessun colpevole


"Giovanni è morto sul lavoro dieci anni fa. La prescrizione rischia di salvare i colpevoli"

L'Espresso pubblica una lettera di Anna Vitale, moglie di un operaio che perse la vita nel 2007. La ruspa che guidava non era a norma. E si ribaltò, schiacciandolo. Dopo le condanne in primo grado il processo si è fermato. Mancano due anni alla scadenza dei termini: se non si conclude l'iter giudiziario, nessuno pagherà



Giovanni è morto sul lavoro dieci anni fa. La prescrizione rischia di salvare i colpevoli
Il 26 luglio 2007 Giovanni Di Lorenzo perdeva la vita. È morto sul lavoro a 31 anni, lasciando una moglie e una figlia. Era in cantiere, come tutti i giorni. Guidava una ruspa, su una strada in pendenza, ma ne perse il controllo. Il mezzo si ribaltò, schiacciandolo.
Nel 2012, dopo cinque anni, si è concluso il processo di primo grado. I due datori di lavoro sono stati condannati: il mezzo guidato da Giovanni non era a norma, privo delle protezioni più elementari. Da allora non si è mosso più nulla. Non è ancora cominciato il processo di appello, e c'è il rischio che il reato cada in prescrizione.

L’Espresso pubblica la lettera-denuncia della moglie. Che aspetta ancora giustizia.

LA LETTERA


Giovanni Di Lorenzo
Giovanni Di Lorenzo
Mi chiamo Anna Vitale, ed ero sposata con Giovanni Di Lorenzo. Giovanni è deceduto il 26 luglio del 2007, in un cantiere vicino a Baiano, in provincia di Avellino. Stava effettuando dei lavori su una strada in elevata pendenza in località Monte Melito. Era alla guida di una ruspa, ma mentre procedeva in retromarcia in discesa, perse il controllo del mezzo. Provò a fermarne la corsa, anche dirigendosi contro la scarpata, ma si ribaltò e rimase schiacciato dal mezzo. La ruspa non era a norma, priva dei presidi che proteggono il guidatore in caso di ribaltamento, tanto più necessari in quanto il mezzo era destinato su una strada in forte pendenza.

Era il 26 luglio in piena estate. Quella mattina mio marito uscì di casa prima delle 7, salutandomi con un bacio. Ci saremmo dovuti vedere per l'ora di pranzo. Mi chiamò verso le 10 dicendomi che non sarebbe tornato, avrebbe mangiato un panino con i colleghi di lavoro.

Verso mezzogiorno mi chiamò mio padre, aveva ricevuto una telefonata il cui contenuto era vago, parlavano di un incidente. Telefonai subito a mio marito ma niente, il cellulare era spento. Sono salita subito in auto pensando al peggio e dopo un quarto d'ora arrivai sul posto. Era una strada di montagna, vidi la ruspa capovolta e tanti carabinieri. Nessuno mi fece passare, volevo vedere Giovanni, ma mi dissero che non potevo, non dovevo.

VEDI ANCHE:

morti sul lavoro

Smettiamola di chiamarle morti bianche

Esistono le morti sul lavoro (peraltro in aumento) che hanno sempre una causa e mai nulla di candido. Proviamo tutti a ricordarcelo, mentre parliamo, mentre scriviamo


In quel momento pensai a Carmen la nostra bambina di due anni, pensai ai nostri progetti, ai suoi sogni.  Tutto sembra sereno… Poi un giorno arriva il dolore… Quello grande che porta via tutto, anche il desiderio stesso di vivere, lasciando un vuoto enorme… In quel momento vidi solo il nulla intorno a noi.

Finalmente nel 2012,  dopo cinque anni, è arrivata la tanto attesa sentenza di primo grado. Erano quattro gli imputati al processo: un responsabile del procedimento di appalto nominato dal Comune che ha commissionato i lavori, una coordinatrice per la sicurezza in fase di progettazione e in fase di esecuzione dei lavori, e i due datori di lavoro. Solo questi ultimi sono stati giudicati colpevoli, condannati a due anni con la condizionale. Vale a dire zero. Mi dovevano risarcire, ma ci hanno impiegato pochissimo a intestare beni di proprietà e società a terze persone e prestanome.

Sono passati altri cinque anni e sto attendendo ancora che inizi il processo di appello. Mia figlia è cresciuta, ora vuole e pretende giustizia per un papà che non le è stato possibile conoscere. Non hanno potuto passeggiare insieme, giocare insieme, essere coccolata. Carmen aveva appena due anni allora e purtroppo non ha ricordi del padre.

La mia paura è che finisca tutto in prescrizione. Il reato di omicidio colposo viene prescritto dopo 12 anni e mezzo e dalla morte di Giovanni ne sono passati ormai più di dieci. Mio marito era un ragazzo di 31 anni, pieno di vita, e non è possibile che gli imputati giudicati colpevoli in primo grado non paghino per ciò che hanno fatto. Ad oggi sono liberi di condurre una vita normale.

Chiedo alle Istituzioni, alle associazioni, alla politica e ai mezzi d'informazione di riaccendere i riflettori sul caso di mio marito.

Anna Vitale

mercoledì 18 ottobre 2017

Nessuno ne parla, nessuno si scandalizza, ma anche ieri sono morti per infortunio sui luoghi di lavoro 4 lavoratori, con i morti con i mezzi di trasporto si raddoppiano.

Poveri agricoltori e edili, siete le vittime sacrificali dell'indifferenza della politica e della nostra classe dirigente. Anche ieri 4 morti nelle province di Catania, Brescia, Novara e Chieti. ma nessuno ne parla, nessuno che se ne occupa e neppure che intervenga concretamente, basta fare il compitino: indignarsi rilasciando una dichiarazione ai giornali e alle televisioni poi tutto torna come prima e peggio di prima. I morti per infortuni sul lavoro non sono mai calati da quando il 1° gennaio 2008 ho aperto l'Osservatorio. Ma meglio non occuparsene: tutta la classe dirigente del Paese si dovrebbe vergognare per questa strage, che con pochi interventi si potrebbe dimezzare: ma gli interessi sono così tanti che nessuno ha il coraggio di muoversi.

martedì 17 ottobre 2017

Fico e la terra italiana impregnata dal sangue dei nostri agricoltori

Continua l'incredibile mattanza di agricoltori schiacciati dal trattore.  Sono diventati 116 i morti provocati dallo schiacciamento di questo mezzo dall'inizio dell'anno e 514 da quando abbiamo come ministro delle Politiche agricole Martina. Davvero un primato avere in poco più di 4 anni un numero così impressionante di morti in agricoltura. ma a nessuno interessano queste vittime. Non interessano alla politica, non interessano a chi amministra un territorio, non interessano alla nostra classe dirigente. Anche oggi l'ennesima vittima: si tratta di Raffaele Ranieri che è morto schiacciato da questo mezzo a Lanciano. Il prossimo mese qui a Bologna si inaugurerà Fico: una specie di Disneyland dell'agricoltura. ma nessuno s ricorda del presso elevatissimo di sangue pagato da chi lavora la terra in Italia. Immagine e solo immagine, ma la terra italiana è impregnata dal sangue dei nostri agricoltori, nonostante FICO

venerdì 13 ottobre 2017

Storia della morte di Lisa Picozzi, giovane ingegnere morta sul lavoro, raccontata dalla madre Marianna Viscardi. A leggere questa breve storia non si può non avere gli occhi pieni di lacrime. Almeno, almeno ai cittadini normali, ma non a chi dovrebbe occuparsene, e non lo fa

 
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Lisa, amore mio,
ora sono sempre di più le persone che conoscono la tua triste storia. Speriamo che serva a qualcuno per riflettere.
Nessuno più deve morire così, il lavoro è vita e deve essere difeso da Leggi più severe

Lisa, amore mio,
ora sono sempre di più le persone che conoscono la tua triste storia. Speriamo che serva a qualcuno per riflettere.
Nessuno più deve morire così, il lavoro è vita e deve essere difeso da Leggi più severe


Illustrazione di Salvatore Liberti
PERDITE
Storia della morte di Lisa
Marianna Viscardi
Ti svegli una mattina con una tua consistenza, i tuoi sogni, le tue speranze. Non fa in tempo ad arrivare sera che ti ritrovi privata di tutto, aspirata da un enorme buco nero che toglie senso a ogni cosa e inghiotte il tuo futuro.

Squilla il telefono.
«Sono il datore di lavoro di Lisa… Lisa ha avuto un incidente. Non so ancora bene cosa sia successo».
«Dov'è adesso?».
«È all'ospedale di Tricase. Io prendo l'aereo delle 19.20».

Ho pensato a un incidente in macchina: mai avrei immaginato una drammatica caduta mortale. D'altra parte, il mio primo pensiero è stato: «Se un amministratore delegato si sposta per un incidente, non può essere una cosa banale».

Ho cercato online l'ospedale di Tricase e chiamato il pronto soccorso. «Sono il medico che ha soccorso sua figlia. È in coma, le stanno facendo una TAC».

In coma? Sarà un coma leggero, temporaneo, indotto - mi ripetevo. Mi rifiutavo di pensare a qualcosa di grave. Invece, della mia Lisa era rimasto solo il meraviglioso cuore, bradicardico ma pulsante.

Ho messo in allerta i parenti medici perché contattassero l'ospedale in cui era ricoverata mia figlia. Intanto preparavo una valigia con quattro cose - quelle che, pensavo, mi sarebbero bastate per restare a Tricase una decina di giorni, prima di riportare a casa la mia bambina - e spedivo mio marito in aeroporto a prendere i biglietti dell'aereo (erano gli ultimi due: il destino aveva pensato anche a questo).

Solo dopo, al momento dell'imbarco, ho chiamato mio nipote, neurochirurgo, per avere notizie di mia figlia. La sua risposta mi ha raggelata: «I medici sono tutti attorno a lei, ma non si sa se Lisa ce la farà».

Ho gridato parole sconnesse, in mezzo ai viaggiatori. Mi sono aggrappata alla statua della Madonna, nella piccolissima cappella di Linate. Ho pregato tutti i santi del Paradiso e ho affrontato tra le lacrime il viaggio verso l'inferno.

Ancora non sapevo, ma Chicco mi aveva detto una pietosa bugia. Durante il volo ho pensato di tutto e implorato la Madonna affinché non mi lasciasse senza mia figlia. Mi vedevo intenta ad accudirla in un letto dove lei giaceva inerte: mi sarebbe bastato averla.

Con un'angoscia che mi impediva di respirare ho aspettato l'arrivo a Brindisi. Aereo fermo, chiamo immediatamente mio nipote. Non mi risponde, comincio a capire. Mi richiama subito dopo e mi dice quello che mai, mai, mai, avrei voluto sentirmi dire: «Purtroppo, Lisa non ce l'ha fatta». L'aereo si è riempito di urla disumane. Poi il nulla.

Passano più di due ore prima che io possa vederla. I carabinieri aprono la stanza in cui giace mia figlia, inerte e bellissima, come se nulla l'avesse sfiorata. Mi sembra perfino che, dai suoi occhi socchiusi, si intravveda quel meraviglioso azzurro che incantava chiunque la guardasse. «Non è vero, non può essere vero», continuo a ripetermi tra le lacrime, mentre entro in un tunnel di disperazione che mi fa perdere il senso di ogni cosa.

Non so ancora cosa e come sia successo. Comincio a realizzarlo la mattina dopo, davanti al cancello di quell'edificio bianco dove la morte ha esercitato il suo unico diritto: quello di fermare la vita.

È allora che la vedo.
Lei che sale sulle scale appoggiate alla parete dell'edificio.
Lei che si muove sicura, perché non vede pericolo intorno ai suoi passi.
Lei che si china, misura, prende appunti.
Lei che sta tornando alla scaletta più piccola per scendere.
Lei che non può sapere che la sta aspettando una trappola.
Lei che mette un piede dove non avrebbe mai dovuto metterlo.
Lei che sbanda e precipita e, forse, è spaventata, perché capisce cosa sta accadendo.

Mi chiedo spesso qual è stato il rumore che ha chiuso la sua vita e, ancora oggi, non mi spiego come ho fatto a non morire insieme a lei.

Sono passati sette anni da quel giorno, il 29 settembre 2010. Ho percorso un devastante iter giudiziario, nelle cui udienze il suo nome mi ha scalfito troppe volte il cuore: «Quando l'ingegner Picozzi è arrivata…», «Lisa è salita da sola su quella superficie?», «Nessuno ha detto all'ingegnere che c'era un pericolo?» e via dicendo. Il processo ha stabilito la condanna in primo grado per i responsabili della morte di mia figlia, che hanno fatto ricorso in appello. Stiamo ancora aspettando.

Il mondo va avanti, nel suo bene e nel suo male. La mia luce resta spenta. Mi muovo nel mio nulla e resto sempre ferma là, a oltre mille chilometri da casa, dietro un cancello di ferro, dentro un capannone bianco, dove il mio cuore agonizza sopra il sangue di mia figlia.

Il mio dolore parla da solo e ha un linguaggio inequivocabile. Si insinua nel mio tempo, intacca la mia volontà, demolisce ogni mia difesa. Si è depositato nei miei occhi, spegnendone la luce, ha irrigidito le mie labbra, allontanandone il sorriso. Ha fatto di me un ectoplasma che gli altri vedono, abbracciano, consolano. Ma io non ci sono più, sto salendo una scala senza gradini, in preda a uno spasmodico bisogno di ritrovare quella metà di me che mi faceva vivere. Ma dove? Non ho luce, non ho orizzonte, non ho certezze e, intanto, mi consumo.

Ho sempre davanti agli occhi mia figlia. Rivedo i suoi sorrisi, risento la sua voce. La immagino mentre solca quella superficie, mi tormenta il suo ultimo passo. Mi sembra di sentire il suo grido: «Aiuto, mamma». E poi... Non voglio vedere il suo sangue. E, allora, fermo i pensieri e lascio che il mondo si oscuri finché non distinguo più i contorni delle cose.
aside shadow



giovedì 12 ottobre 2017

INCREDIBILE ma vero. I lavoratori continuano a morire anche se televisioni e giornali non se ne occupano. Dopo la "sbuffata" mediatica di qualche giorno fa quando morirono 4 lavoratori, con i due della diga di Naro.

Ci sarebbe da sorridere, ma "non  ci resta che piangere". Finita la "sbuffata" mediatica del giorno 9, quando morirono 4 lavoratori tutto torna nel silenzio che uccide. Il giorno dopo è morto a ottanta anni su un tetto, e in compagnia di uno straniero che probabilmente lavorava in nero e che è scappato dopo la tragedia, Luigi Mollo a Nettuno. in questi ultimi due giorni altri due agricoltori sono morti schiacciati da un  trattore e da una motozappa. Le vittime di questi mezzi mortali sono Biagio Greco e Giuseppe Ucci. Un autotrasportatore bulgaro è morto sull' A4 nei pressi di Udine. Il Parlamento intanto continua a fregarsene della vita di chi lavora. Pochi mesi fa ha rinviato per l'ennesima volta una legge  europea del 2003 che obbligherebbe chi guida un trattore a sottoporsi a un esame per verificarne l'idoneità alla guida. Davvero incredibili questi eletti dal popolo "ma poi il popolo è obbligato a votarli, visto che le liste dei partiti sono bloccate". A oggi, dall'inizio dell'anno sono morti 111 guidatori di trattori e 510 da quando abbiamo come ministro delle Politiche Agricole Martina. C'è qualcuno delle centinaia di visitatori dell'Osservatorio che ha mai sentito questo Ministro parlare di questa strage e di cosa sta facendo per limitarla.  Aspetto con ansia i numerosissimi articoli o interventi del Ministro Martina che parla dei morti provocati dal trattore che i visitatori dell'Osservatorio, o degli amici di Facebook vorranno mandarmi, sono sicuro che saranno numerosissimi. Io per ora non ne ho mai visto uno. Quest'anno non ho ancora imbottigliato il vino rosso "sangue di agricoltore schiacciato dal trattore". ma ne conservo ancora qualche bottiglia dell'annata 2014. Anche allora l'annata fu molto abbondante

martedì 10 ottobre 2017

Purtroppo viviamo in un Paese ultra liberista, disumano e direi anche stupido nei comportamenti. Un pensionato di 79 anni muore cadendo dal tetto. Loperaio straniero che molto probabilet lavorava in nero con lui avverte gli avventori di un bar sulla tragedie e fugge.

Nettuno di Latina. E' morto su un tetto a 79 anni. Si chiamava  Luigi Mollo l’uomo che questa mattina è caduto da un tetto di una casa in via Trieste, morendo sul colpo. L’anziano si trovava lì per fare riparazioni su un tetto di una vicina. Era in compagnia di un altro operaio straniero. Per cause ancora da accertare, probabilmente nel momento di tentare di salire sul tetto dell’abitazione, è caduto di sotto. Lo straniero è corso per chiedere aiuto, ma si è dileguata poco dopo facendo perdere le proprie tracce. Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, accorsi anche con l’eliambulanza, ma non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. La Polizia di Anzio sta ora eseguendo le indagini del caso con la collaborazione anche della polizia scientifica ed è anche alla ricerca dello straniero che era a lavorare con lui. Questa tragedia rileva il livello in cui è sceso questo paese dominato dal liberismo economico dove sembra cela vita di chi lavora conta meno della merce.  Poi c'è un altro apsetto che è opportuno analizzare: ma questo ultras settantenne non aveva familiari che gli impedivano di svolgere lavori pericolosi e probabilmente in nero? E chi ha commissiona lavori pericolosi, non si rende conto della gravità delle conseguenze, economiche ma anche penali in cui va incontro in caso d'infortunio di chi esegue i lavori? Ma c'è poco da meravigliarsi con la stragrande maggioranza dei parlamentari che non vanno a vedere o non si interessano di quanti lavoratori muoiono nel nostro Paese, cosa ci si può aspettare?

lunedì 9 ottobre 2017

MORTI SUL LAVORO: SI ALZA LA VOCE DEGLI SCANDALIZZATI. MA SOLO PER UNA DICHIARAZIONE. POI TUTTO COME PRIMA. GIA' 1100 MORTI DALL'INIZIO DELL'ANNO



Due uomini hanno perso la vita alla diga Furore di Naro (Agrigento), precipitando da una piattaforma. Un terzo lavoratore è deceduto in un silos ad Ascoli Piceno e un quarto a Mirafiori. E’ l’ennesimo tragico bollettino degli infortuni sul lavoro che ha visto morire quattro operai in un giorno (all’indomani della giornata mondiale sulla sicurezza sul lavoro).
“Non basta ricordarle una volta l’anno le morti sul lavoro, con una specifica giornata nazionale, come quella di ieri. Quando il dramma è all’ordine del giorno. La politica può e deve fare di piu’. Lo sottolinea Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di Firenze. “Non si può limitare al cordoglio e alle dichiarazioni di circostanza. Le chiamano stragi nell’indifferenza e mai parole furono più vere. Il dramma è per chi rimane, per chi ha perso il proprio caro, morto sul lavoro. E’ un dramma enorme, che è quasi impossibile superare. Se poi ci mettiamo che il più delle volte i familiari non ottengono giustizia e i processi vanno pure in prescrizione, si arriva addirittura alla beffa. E’ come se il proprio caro fosse morto una seconda volta. E per favore, non chiamatele più morti bianche, perché ‘di bianco’ non hanno proprio nulla”.
“Si alza il coro di scandalizzati perché oggi sono morti 4 lavoratori, mentre è uno stillicidio giornaliero. Tra l’altro un terzo dei lavoratori morti sul lavoro spariscono dalle statistiche, Che fine fanno gli altri? Resuscitano ovviamente…”. Così Carlo Soricelli, fondatore dell’Osservatorio indipendente di Bologna sulle morti sul lavoro commenta la nuova strage sul lavoro. Guardando le statistiche di dieci anni di monitoraggio sapevo che sarebbe stato inevitabile. E questo lavoro serio devo farlo io che sono un volontario mentre le istituzioni se ne fregano? Già la settimana scorsa, come avevo già fatto in passato, volevo lanciare l’allarme, anche ieri ho avuto la tentazione di scriverlo. Ma poi dove si sarebbe verificata la tragedia collettiva? E’ possibile anche prevedere quali sono i giorni più a rischio in edilizia e agricoltura e per chi svolge il lavoro all’aperto. Ma purtroppo non si riesce a scalfire l’indifferenza che c’è nella politica, e non solo, per queste tragedie. Ormai sfioriamo a oggi i 1100 morti complessivi dall’inizio dell’anno. Ma i politici fanno finta di credere che i morti calano da decenni, i media prendono per buono questo calo, ma sanno anche loro che non è vero”.
 
RAI2 TG2 INSIEME - Carlo Soricelli nella trasmissione di Marzia Roncacci

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.